Siciliani all’estero: presentato il disegno di legge regionale

PALERMO\ aise\ – Durante la manifestazione del 28 giugno “Sicilia Diffusa”, organizzata dagli ERSU siciliani, in sinergia con la Confederazione siciliani Nord America, l’assessora regionale siciliana Nuccia Albano che ha la delega della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro nonché dell’Emigrazione, ha presentato il disegno di legge che l’esecutivo siciliano è in procinto di varare sulle tematiche relative ai siciliani all’estero. A testimonianza dell’impegno dell’Assessorato sul tema Emigrazione, erano presenti all’iniziativa il suo capo di gabinetto vicario, Vincenzo Cusumano, la dirigente generale del Dipartimento Famiglia e politiche sociali, Maria Letizia Di Liberti, e la dirigente del Servizio Emigrazione, Michela Bongiorno. Presente anche il rappresentante presso il Consiglio Generale degli Italiani all’estero e presidente emerito della CSNA (Confederazione siciliani Nord America), Vincenzo Arcobelli.
Ha portato i saluti dell’Assemblea regionale siciliana, e del suo presidente Gaetano Galvagno, il presidente vicario Nuccio Di Paola che ha anche espresso “l’augurio di buon lavoro, nell’auspicio che la competitività della Sicilia possa sempre più aumentare, riuscendo a dare occasioni ai nostri talenti di rimanere e di tornare: è questa – ha aggiunto – la sfida che ci aspetta per il futuro della nostra Isola”.
L’assessora Nuccia Albano ha focalizzato il suo intervento “sul nuovo provvedimento che il governo presieduto da Renato Schifani sta presentando all’ARS in favore dei siciliani emigrati: un autentico ammodernamento degli strumenti operativi nel settore. Il governo Schifani – ha evidenziato l’assessora Albano – pone particolare attenzione nei confronti dei siciliani all’estero, partendo dal rinnovo dell’esistente Consulta regionale dell’emigrazione, attraverso una Consulta dei siciliani all’estero. Vogliamo incidere efficacemente – ha sottolineato Nuccia Albano – sulle problematiche e sulle istanze, vogliamo restituire incisività e competenza alla nuova Consulta che corrisponda alle mutate esigenze, con capacità e slancio, inserendo nell’organismo anche i giovani siciliani residenti all’estero. Il disegno di Legge – ha concluso l’assessora Albano – prevede, tra l’altro: interventi per il rafforzamento dell’identità culturale, scambi, politiche per il reinserimento in Sicilia degli emigrati di ritorno, innovazione dei processi di informazione e comunicazione in favore dell’associazionismo, creazione del Registro delle associazioni, approvazione di un piano triennale di interventi, una piattaforma digitale dei siciliani all’estero, ma anche mutui-casa dedicati e un fondo di rotazione per fare impresa destinati a chi rientra nell’Isola”.
Alla manifestazione era presente il presidente della Commissione competente sull’Emigrazione dell’Assemblea regionale siciliana, Fabrizio Ferrara, che ha assicurato “tutta l’attenzione, personale e della Quinta Commissione dell’ARS, verso questa iniziativa del governo regionale Schifani che diventerà anche elemento di sintesi dei cinque disegni di Legge già presentati all’Ars. A tutti i componenti della Commissione – ha sottolineato il presidente Fabrizio Ferrara – stanno a cuore i siciliani all’estero e stiamo già concentrando la nostra attenzione proprio sulle proposte legislative che possano contribuire ai temi e alle istanze promosse da chi, siciliano, vive fuori dall’Isola”.
Vincenzo Arcobelli, rappresentante presso il Consiglio Generale degli Italiani all’estero e presidente emerito della CSNA (Confederazione siciliani Nord America), ha accolto “con positività la relazione dell’assessore regionale Nuccia Albano con delega all’Emigrazione, che ha evidenziato alcuni temi dell’emigrazione siciliana nel mondo, quali innovazione, semplificazione, inclusione, opportunità: auspico – ha concluso Vincenzo Arcobelli – che il disegno di Legge in questione possa essere approvato in tempi brevi.”
“Soddisfazione” è stata espressa dal presidente ERSU Palermo, Michele D’Amico, che ha organizzato l’evento in sinergia con i presidenti di ERSU Messina, Giovanna Cuttitta, e di ERSU Catania, Salvatore Sorbello. Una soddisfazione “sia per l’esito della giornata in favore degli accordi scaturiti tra gli Enti per il diritto allo studio universitario siciliani e CSNA per favorire gli scambi e i processi di internazionalizzazione in favore degli studenti universitari, sia per la piattaforma politica presentata in occasione dell’evento “Sicilia Diffusa” dal governo regionale Schifani in favore dei nostri fratelli siciliani nel mondo”.
Durante i lavori, l’assessora comunale di Palermo Antonella Tirrito ha, invece, portato i saluti della giunta comunale di Palermo a nome del sindaco della città Roberto Lagalla, evidenziando come “nel mondo della formazione di livello universitario il sistema degli ERSU siciliani può rappresentare una grande opportunità per i siciliani all’estero, sia per la qualità delle università e degli istituti di alta formazione artistica e musicale siciliani, sia per l’opportunità di borse di studio e posti letto che, insieme al servizio di ristorazione offerto, possono offrire una seria opportunità”. Mentre, l’assessore comunale di Palermo alla Cultura Pietro Cannella ha evidenziato “gli aspetti di accoglienza e di sviluppo in ambito culturale che l’iniziativa Sicilia Diffusa consente, rendendo protagoniste anche le città che, come Palermo, vogliono accogliere i siciliani che vogliono tornare nella propria terra”. (aise)

Fa riscoprire la Sicilia agli emigrati negli Usa: Tiberio, commercialista (atipico) di Palermo

Tiberio Mantia, è un commercialista atipico, vive a Palermo e non ha solo la passione per la “partita Iva”, ma tanti altri interessi.

Ama essere impegnato in più settori, gli piace coltivare i rapporti interpersonali tramite l’associazionismo. Anche nella professione desidera accettare nuovi ambiti consulenziali e nuove sfide, si occupa, infatti, di internazionalizzazione, di finanza aziendale e startup innovative.

Il suo impegno nel sociale è sempre esistito. Da circa 20 anni, si occupa attivamente di service, ma anche di realizzazione di studi di tavoli tecnici di confronto con diverse realta istituzionali e non, per cercare di affrontare i problemi della nostra Sicilia e cercare di creare sinergie tra gli stessi.

Anche da ragazzo è stato sempre impegnato, oltre la scuola faceva soprattutto molto sport. Gli piace viaggiare e, a un certo punto, ha sviluppato un certo interesse per la comunità italiana negli Stati Uniti.

«Mi piace molto viaggiare – afferma Tiberio – scoprire luoghi e realtà nuove. Ho anche una moglie straniera, lituana, insomma non mi faccio mancare niente.

L’avvicinamento con gli Stati Uniti è avvenuto tramite il mio carissimo amico siciliano Carmelo Cutuli, che vive a Roma, attuale Presidente di Confassociazione Stati Uniti, che mi ha coinvolto nel 2019 nella nascita del Capitolo di Roma dell’Order Sons and Daughters of Italy in America. Lo scorso anno ho avuto l’incarico di costituire un Capitolo in Sicilia, cosi ho fatto.

Il 3 ottobre 2022 abbiamo ricevuto la charter dalle mani del Presidente Internazionale Bob Bianchi. Attualmente siamo 30 soci». L’OSDIA è un’organizzazione fondata nel 1905 dal dottor Vincenzo Sellaro, un medico siciliano emigrato negli Stati Uniti.

L’obiettivo principale dell’Ordine è quello di supportare la comunità italoamericana, promuovendo la cultura, la storia e i valori italiani, e di rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e l’Italia.

Inoltre, l’OSDIA svolge un ruolo importante nel promuovere le relazioni culturali tra questi paesi. Questa nuova associazione verrà presentata a Palermo, a breve.

«Faremo l’inaugurazione ufficiale – prosegue Tiberio – presso la Sala Mattarella a Palazzo dei Normanni il prossimo 7 giugno di pomeriggio. In quell’occasione illustremo il programma biennale ambizioso in 12 punti che prevedono, in sintesi, tutte quelle iniziative che valorizzano la cultura, le tradizioni e la storia italiana e perché no anche promuovendo relazioni commerciali tra imprese italiane e americane.

Ci attiveremo per sviluppare il Turismo di Rientro con la scoperta delle Radici. Realizzeremo il Premio “Orgoglio made in Italy” da assegnare alle eccellenze italiane in particolare siciliane che si sono distinte conferendo prestigio alla nostra terra».

Tiberio è un esempio di come un siciliano affascinato, da sempre, dall’estero, sposato con una bella donna proveniente dalla Lituania, sia stato in grado di creare un ponte tra Palermo e gli Stati Uniti e attivare una rete solidale con gli italiani in America per consolidare rapporti, riscoprire le radici e mantenere vive le nostre tradizioni e in particolare l’amore per la nostra Sicilia.

Gli Italoamericani, intervista a Sciame

Navigando sul web dall’Italia alla ricerca di tutto ciò che è italiano negli States, frequentando il maggior numero di riunioni e appuntamenti quando si è lì, parlando e chiacchierando con chiunque abbia qualcosa di interessante da dire nella comunità italiana in America, si finisce per verificare che alcuni nomi ricorrono molto spesso. Sono pochi nomi di persone, che è facile da capire hanno dedicato tutta la loro vita al servizio degli italoamericani: dando il loro contributo in molti luoghi, modi e tempi; partecipando ad assemblee, consigli di amministrazione, incontri istituzionali; guidando la comunità nel ricordare, difendere e aiutare l’Italia e gli italiani negli Stati Uniti. Joseph Sciame è definitivamente uno di questi pochi nomi. Da anni rappresenta con credibilità e passione la comunità italoamericana a New York e non solo. Siamo lieti di incontrarlo e di presentarlo ai pochi che ancora non lo conoscono.

Presidente Sciame, lei è a capo della Conferenza dei Presidenti delle principali organizzazioni Italoamericane. Ce ne descrive le attività?

Sì, presiedo la Conferenza dei Presidenti delle principali organizzazioni italoamericane da tre anni, e ne sono orgoglioso. Vorrei si riuscisse ad avere ulteriori finanziamenti al fine di aprire un ufficio, del personale, un sito web interattivo e molto altro ancora. La conferenza ha quasi 40 anni, essendo stata istituita nel 1976, e negli anni abbiamo dato risposta a qualsiasi varietà di preoccupazioni e argomenti. Guidati da individui che hanno ereditato le sfide di quella che io personalmente considero la “rinascita” della comunità italoamericana negli anni Sessanta, la Conferenza ha, tra le tante cose, portato avanti e contribuito a vincere la battaglia alle Nazioni Unite per evitare la riforma del Consiglio di Sicurezza che avrebbe lasciato fuori l’Italia, partecipando alla raccolta delle 100mila firme che furono consegnate alla Casa Bianca; ma mi piace ricordare anche gli anni di attività congiunta con il compianto Joseph Grano per ottenere la medaglia d’oro postuma del Congresso per Constantino Brumidi; ed il costante sforzo di promozione e di raccolta fondi per il programma Advanced Placement di insegnamento della lingua italiana negli Usa, solo per citarne alcuni.

Lei è stato Presidente nazionale dell’Osia, Order Sons of Italy in America, dal 2003 al 2005: ha lavorato a lungo in questa associazione fino al vertice massimo. Sia per la sua storia che per la diffusione in tutti gli Stati Uniti delle sue numerose logge, lOsia è un po’ diversa da Niaf e Unico, le altre due grandi associazioni che rappresentano gli italoamericani. Cosa ci può dire su questo?

Ero e sono sempre molto orgoglioso della mia Presidenza Nazionale dal 2003 al 2005, che per me fu il culmine di 35 anni di appartenenza a questa associazione. L’Osia è un’organizzazione basata sulla società civile e sul concetto di comunità. Si tratta di una generosa organizzazione di beneficenza che aiuta coloro che soffrono per l’anemia di Cooley, il morbo di Alzheimer, i veterani di guerra con danni permanenti, solo per citare alcune delle nostre iniziative. Dall’inizio ufficiale della Sons of Italy Foundation nel 1959 abbiamo raccolto più di 100 milioni dollari in beneficenza, ma l’Osia fu fondata nel 1905, anche se siamo stati fondati nel 1905, e abbiamo donato una enorme quantità di dollari nei primi decenni dello scorso secolo all’Italia, ad esempio in occasione di terremoti e altre catastrofi naturali. La principale differenza con gli altri è che l’Osia funziona come il sistema delle confraternite.

Lei è nato a Brooklyn, patria di molti americani di origine italiana. Come descriverebbe l’infanzia di un bambino italoamericano a Brooklyn, a quei tempi?

Sono cresciuto nella piena consapevolezza di essere italoamericano, sin dai miei primi giorni, poiché provengo da una famiglia con ben quattro nonni siciliani, ognuno dei quali ha messo l’America al primo posto. Una volta emigrato, io e la mia famiglia abbiamo conosciuto poco il problema delle discriminazioni, perché nel secondo dopoguerra le cose erano già diverse. Una volta entrati negli anni Sessanta, la vita cambiò e a tutti noi sembrò di essere divenuti più consapevoli della nostra italianità. Siccome ero in un quartiere prevalentemente ebraico, imparai a capire le altre persone e a rispettarle: e ora, più tardi nella vita, ho finito per diventare anche il Presidente del Kupferberg Holocaust Center presso il Queensborough Community College, nella Cuny (City University of New York), primo non ebreo e primo italoamericano ad avere questo onore.

Tra le sue attività, una delle più importanti è la vicepresidenza presso la St. Johns University nel Queens

Presto il mio servizio presso la St. John University dal 1962, studiando di notte mi laureai nel 1971. Sono vicepresidente con le deleghe per due grandi aree come la gestione delle iscrizioni e ora anche le relazioni comunitarie, e in questo ruolo molte volte mi è capitato e mi capita di usare la mia italianità. Negli ultimi 20 anni sono stato componente dell’Advisory Board del centro culturale italiano della nostra università: da 5 anni ne sono anche il presidente. Grazie al mio ruolo nell’Osia e ad una più ampia serie di contatti, sono stato in grado di coordinare eventi legati al programma che ogni ottobre celebra per tutto il mese il patrimonio culturale italiano nei nostri campus nel Queens, a Staten Island e a Manhattan.

È chiaro dal suo impressionante curriculum che la religione è stata ed è una parte molto importante della sua vita e della sua carriera. In realtà è stata fondamentale per l’intera comunità italoamericana nel corso dei decenni. Qual è il suo pensiero su questo?

La religione è molto, molto importante per me, perché era immerso in essa n dalla mia giovinezza, vivendo dall’altra parte della strada della Parrocchia di San Malachia a East New York, nel Brooklyn. Mia madre era devota come lo erano i suoi genitori. E mio padre è diventato proprio come lei. Ho frequentato tutte le scuole cattoliche dalle elementari no al college e così la mia fede, credo, è forte. Nelle mie letture io sono un vaticanista e difendo la nostra fede. Oltre a ciò, sono stato onorato dalla Chiesa con il conferimento ponti cio di Cavaliere di Gran Croce del Santo Sepolcro, un onore al quale tengo moltissimo. In e etti, uno dei momenti importanti della mia vita è stato quando nel 2004, quando Osia celebrava il suo novantanovesimo/centesimo anno, andai a Roma con 100 membri dell’associazione e Beato Giovanni Paolo II, che sarà presto santo, ci benedisse dicendomi mentre mi teneva la mano: “Dio vi benedica e Dio benedica i Sons of Italy!”. E quindi sì, la religione è importante per me e devo dire che lo è anche per molti intorno a me e nella mia vasta cerchia di familiari e amici.

Pubblicato da: L’Opinione

Jill Biden orgogliosa delle origini siciliane: «Ricordo il profumo di basilico e di pomodoro fresco»

Un omaggio alla tradizione siciliana, ricordando i pomeriggi da bambina guardando la nonna con le mani piene di farina, sentendo il profumo del pane appena sfornato. È quanto contenuto nel messaggio che la first lady degli Stati Uniti, Jill Biden, in questi giorni in Europa, ha rivolto alla Noiaw, National Organization of Italian American Women, la più grande associazione delle donne italoamericane che sabato ha celebrato il 43esimo anno della fondazione.

Gli antenati di Jill Biden erano italiani, emigrati dalla borgata di Gesso, frazione di Messina. Si chiamavano Giacoppo. Il loro cognome, come accadde a milioni di italiani, venne poi americanizzato e divenne Jacobs. Jill Jacobs Biden, però, non ha dimenticato le sue origini. «La casa di mia nonna – ha ricordato la first lady – era antica e ben arredata negli anni, ma io non ho mai dovuto preoccuparmi di non mettere i miei piedi sul divano o di lasciare le impronte sulle vetrine. Dovevo essere solo me stessa, quando la mia famiglia passava ogni weekend nel sud del New Jersey e io mi svegliavo al profumo del pane siciliano appena sfornato».

«Amavo – ha aggiunto – vedere mia nonna fare la pasta a mano, con il suo grembiule, le mani piene di farina, il profumo di basilico e di pomodoro fresco che dal giardino inondava la casa». «Nei giorni – ha continuato la first lady – in cui preparava la salsa, io restavo affascinata dal modo musicale in cui sgridava in italiano mio nonno, quando lui lasciava il pesce a essiccarsi sul calorifero nel retro della casa, quando tornava dalla pesca. E quando lei mi abbracciava, tutto in quell’attimo appariva perfetto. La sua casa era amore, risate e famiglia».

Jill Biden ha ricordato come la nonna facesse sentire tutti a casa, non importava chi fosse. «Questi – ha ricordato – sono i valori che ho preso dalla mia parte italiana ed è ciò che ho portato con me alla Casa Bianca. Ma la cosa buffa riguardo a mia nonna è che lei non era italiana. Quando si innamorò di mio nonno, lei si innamorò del cibo, la musica, la lingua e la cultura italiana proprio come è capitato a me. È diventata parte di lei e ovviamente non era la sola».

«L’arte, la musica, le storie e la cultura italiana e italoamericana sono così profondamente intrecciate nel tessuto di questo Paese che la linea è sfumata. Noi possiamo trovare un pezzo della nostra terra in ogni angolo di questa nazione».

«Ed è per questo – ha proseguito – che le donne italoamericane hanno allevato famiglie e abbattuto muri, costruito le nostre città e raggiunto i più alti livelli di influenza. Donne come quelle che oggi stiamo celebrando. Come le leader di questa organizzazione, dei nostri eletti, donne come tutte voi» e «naturalmente gli uomini che ci amano e ci onorano». L’evento celebrava anche tre personaggi della comunità italoamericana: Mary Calvi, giornalista televisiva della Cbs e scrittrice; Cristina Carabetta, avvocato e imprenditrice, e Joseph Sciame, vicepresidente della St. John’s University. La first lady ha concluso il video messaggio, ricordando quanto sia felice di condividere le origini italiane. «Sono orgogliosa – ha rivelato – di far parte di questa eccezionale comunità, per questo mi complimento per i 43 fantastici anni in cui avete unito le persone, dato il dono dell’istruzione e costruito il nostro futuro sui valori che condividiamo. E grazie per il vostro impegno nel mantenere forte la nostra comunità negli anni che verranno». Il messaggio è stato chiuso con un «grazie» pronunciato in italiano.

Quando Biden fu eletto presidente, anche a Gesso ci fu festa. Nel piccolo villaggio sulle colline di Messina abita Caterina Giacoppo, lontana cugina di Jill Biden, che la invitò ad andare a trovarla.

L’italoamericano / Promuovere la connessione con gli italo-americani- a colloquio con Basil Russo

“Sono cresciuto in casa con i miei nonni immigrati italiani: hanno avuto un impatto molto importante sulla mia vita. Nessuno dei due aveva un’educazione formale, ma mi hanno insegnato più cose importanti nella vita di qualsiasi scuola o università che abbia frequentato.” 

Nato a Cleveland, Ohio, avvocato italoamericano, politico del Partito Democratico e giudice, Basil Russo ha trovato il modo di onorare il patrimonio culturale che la famiglia gli ha trasmesso. Infatti, non solo dal 2014 opera come presidente nazionale dell’Italian Sons and Daughters of America – una delle due maggiori associazioni italoamericane degli Stati Uniti – ma ha anche assunto la presidenza della Conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni italo-americane COPOMIAO”. Ad intervistarlo è stata Silvia Giudici per “l’Italo-Americano”, magazine diretto a San Francisco da Simone Schiavinato. “Padre di Anthony e Joe Russo, registi di diversi film di successo dei supereroi Marvel, la missione primaria di Basil, non appena è diventato presidente di COPOMIAO nell’ottobre 2020, è stata quella di trovare un modo per unificare gli italoamericani di tutto il Paese. “Tutti i nostri gruppi storicamente operano indipendentemente l’uno dall’altro. Spesso sono stati poco collaborativi tra loro, e questo è stato dannoso per la nostra comunità perché ci ha frenato e ci ha impedito di avere una voce veramente influente a livello nazionale, qualcosa che altri gruppi etnici nel Paese sono stati invece in grado di ottenere.

D. Russo, qual è stata la sua prima azione per raggiungere una maggiore unità?

R. Nel febbraio di quest’anno, ho ospitato il primo summit nazionale italoamericano online. Non abbiamo invitato solo i 52 membri della Conferenza dei Presidenti, ma abbiamo cercato e trovato quanti più contatti possibili di altre organizzazioni, logge e gruppi italoamericani. Alla fine hanno partecipato 354 organizzazioni, abbiamo riunito tante realtà. In quell’incontro ho spiegato l’importanza di lavorare insieme e di aiutarci a vicenda a realizzare le nostre rispettive missioni.

D. Come sta andando?

R. Quando mi sono iscritto, tre anni fa, c’erano 35 organizzazioni nella Conferenza dei Presidenti, la maggior parte delle quali si trovavano sulla costa orientale, nella città di New York e nel New Jersey. Come vicepresidente, volevo riunire le associazioni di tutto il Paese. Così abbiamo portato le principali organizzazioni da Chicago alla California. Abbiamo la Società Italo-Americana di Sacramento, che è un gruppo ombrello che guida molti gruppi italoamericani in California. Abbiamo anche il Museo Italo- Americano di Los Angeles. Abbiamo portato gruppi dall’Arizona, dal New Mexico, dalla Louisiana. Ho portato 15 nuovi gruppi, e oggi abbiamo 50 membri: associazioni, organizzazioni educative italoamericane e organizzazioni di beneficenza.

D. Qual è la cosa più rilevante che ha fatto da presidente?

R. Abbiamo formato sei comitati nazionali. Abbiamo un comitato per la lingua italiana per aiutare a promuovere la lingua italiana in tutto il Paese, in modo che sia insegnata in più scuole. Abbiamo un comitato per le attività di beneficenza; uno per i musei e le istituzioni culturali italiane, in modo che tutti possano collaborare tra loro e condividere le loro mostre. Abbiamo anche quello che viene chiamato “comitato pubblico pilota”, in modo che possiamo determinare quali questioni sono importanti per gli italoamericani in tutto il Paese e possiamo lavorare insieme per aiutare a promuovere quell’agenda a nome della nostra comunità.

D. Pensando al futuro, qual è il vostro prossimo obiettivo?

R. Ce ne sono due. Primo: sto cercando di fare in modo che tutte queste organizzazioni si conoscano tra loro, perché è molto importante. Si è sempre più inclini ad avere successo se si lavora con persone che si considerano amiche. In secondo luogo, sostenere il desiderio della nostra comunità di preservare l’immagine di Colombo e proteggere le statue di Colombo, questione molto emotiva nella comunità italoamericana. Ha anche aiutato a riunire gli italoamericani perché siamo molto feriti e offesi dal modo in cui altre persone hanno attaccato la comunità attraverso l’argomento. Molti non sanno del linciaggio di New Orleans del 1891, quando una folla di 5.000 persone linciò e sparò a 11 immigrati italiani nella città di New Orleans. Fu il più grande linciaggio di massa della storia americana, ma non se ne parla in nessun libro di storia americano. E dopo quel linciaggio, ci furono 50 linciaggi documentati di immigrati italiani in tutto il Paese. E di nuovo, non c’è scritto da nessuna parte nei nostri libri di storia. Quindi non vogliamo che la nostra storia venga dimenticata, né vogliamo che venga cancellata la storia degli italiani, degli immigrati italiani e degli italoamericani che hanno dato grandi contributi a questo Paese. Vogliamo che questi contributi siano riconosciuti. Vogliamo che l’eredità e la storia dei nostri antenati siano preservate. Sono molto contento ed entusiasta della quantità di cooperazione e supporto che ho visto tra tutte le organizzazioni italoamericane per preservare la nostra cultura, il Columbus Day e le statue di Colombo come simbolo del nostro patrimonio.

D. Tornando alla sua famiglia e ai giorni della sua infanzia, qual è la cosa più importante che ritiene le abbia insegnato la sua famiglia?

R. Mi hanno insegnato che la prima cosa che devi avere è un forte e costante impegno verso la tua famiglia. Gli italiani e gli italoamericani hanno sempre avuto legami familiari eccezionalmente forti e questo è molto importante nella nostra società di oggi. Dobbiamo preservarlo e dobbiamo insegnare agli altri la sua importanza nella nostra società. In secondo luogo, mi hanno dato la devozione alla fede cattolica. L’Italia è la culla della Chiesa Cattolica Romana. Quindi la fede è molto importante per la nostra cultura ed è intrinsecamente legata ad essa. Infine, mi hanno insegnato l’importanza di avere una forte etica del lavoro e che nulla nella vita è gratis. Dobbiamo lavorare sodo per tutto ciò che realizziamo.

D. Da dove arrivavano i suoi nonni?

R. Tutti e quattro i miei nonni sono nati in tre piccoli paesi di montagna in Sicilia. Uno era di Longi, che è vicino a Sant’Agata di Militello. Un altro di Caccamo, che è vicino a Palermo. La famiglia di mia moglie è abruzzese, entrambi i suoi genitori erano di un paesino vicino a Pescara.

D. Qual è il vostro rapporto con l’Italia?

R. Amiamo l’Italia. Ci andiamo il più spesso possibile. Rafforza il legame con la nostra storia e ci aiuta a definire chi siamo. Probabilmente siamo stati in Italia 20 volte negli ultimi 30 anni. Il miglior viaggio che abbia mai fatto è stato tre anni fa. Abbiamo quattro figli e 13 nipoti. Tre anni fa abbiamo portato i quattro nipoti più grandi in Sicilia e abbiamo visitato le tre cittadine dove sono nati i miei quattro nonni, in modo che potessero vedere le loro case natali, le chiese in cui sono stati battezzati e potessero incontrare i lontani cugini che stanno ancora in quelle città. Questo ha rafforzato il loro legame con le loro radici. Quello è stato il viaggio più importante che io e mia moglie abbiamo fatto in Italia. E ognuno di quei nipoti è stato profondamente influenzato da quell’esperienza.

D. Il cibo fa parte della cultura italiana. Cos’è per lei e quali ricordi ha della sua famiglia?

R. Il cibo è il modo in cui gli immigrati italiani esprimono il loro amore verso le altre persone. Non potevi entrare in casa di mia nonna senza che lei ti facesse subito sedere al tavolo della cucina e andasse in dispensa e in frigorifero per vedere che cibo aveva, in modo da poterti nutrire. Me la ricordo così vividamente, era una cuoca meravigliosa. Faceva il suo pane, la sua pizza e la sua pasta. La generazione di mia madre e quella di mia moglie cercano di emulare, ma sembra che non riescano a fare niente di altrettanto buono, perché a quei tempi non si usava un misurino. Era una manciata di questo, un pizzico di quello. Mentre oggi tutti cercano di misurare questo, di misurare quello… Il sapore è buono, ma mai, mai buono come quello che facevano i nostri nonni”. (aise)

Formazione, innovazione ed enoturismo: focus Ares e Confesercenti

PALERMO – Si è tenuta il 14 aprile, presso la sede del Consorzio universitario Ares di via Donizetti a Palermo la tavola rotonda dal titolo “La Cultura del vino in Sicilia: enoturismo, innovazione e agrovoltaico”.

L’incontro si colloca all’interno del ciclo di incontri organizzati dall’Associazione Futuro Sud con il consorzio Ares. Al panel hanno preso parte il presidente di Confesercenti Palermo, Francesca Costa, il direttore generale dell’organizzazione Salvo Basile e il presidente di Assohotel Palermo dell’organizzazione di categoria Marco Mineo e il dirigente di Confesercenti e consulenti marketing Nunzio Panzarella.

I saluti sono stati affidati all’assessore alla Cultura del Comune di Palermo Giampiero Cannella, dal direttore generale e fondatore dell’Ares group Roberto Messana e dal presidente di Futuro Sud Tiberio Mantia.

Aprendo i lavori Roberto Messana ha sottolineato come “l’Ares, essendo un operatore della formazione online, si offre come piattaforma e laboratorio a servizio della città per la realizzazione di iniziative di approfondimento e qualificazione dell’offerta. Le Scienze del turismo – ha sottolineato – sono nate all’interno della formazione universitaria nei percorsi di carattere economico. Forse è arrivata l’ora di emancipare questa caratterizzazione per aprire lo studio di questa disciplina a tutti gli aspetti che la investono”. Infine Messana ha ringraziato Confesercenti Palermo annunciando “un accordo programmatico con l’associazione di categoria”.


© OSDIA "Capitolo di Palermo #3009" 
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